La carriera di George Benson, iniziata nei primi anni Sessanta, è sicuramente una delle più rappresentative esperienze nell’ambito del jazz e di tutta quella musica definibile come “musica da intrattenimento”. Sono pochi gli artisti che al pari del “vecchio” George sono riusciti a passare con successo da un genere all’altro, dimostrando in ogni occasione buon gusto, eleganza e virtuosismo strumentale. Ispirandosi all’inizio della sua carriera a due leggendari chitarristi come Cha.... Leggi ancora
La carriera di George Benson, iniziata nei primi anni Sessanta, è sicuramente una delle più rappresentative esperienze nell’ambito del jazz e di tutta quella musica definibile come “musica da intrattenimento”. Sono pochi gli artisti che al pari del “vecchio” George sono riusciti a passare con successo da un genere all’altro, dimostrando in ogni occasione buon gusto, eleganza e virtuosismo strumentale. Ispirandosi all’inizio della sua carriera a due leggendari chitarristi come Charlie Christian e Wes Montgomery, veri precursori della chitarra jazz, lo stesso Benson negli anni è diventato un punto di riferimento per più d’una generazione di musicisti, un chitarrista dallo stile inconfondibile e un vocalist dal timbro vellutato e sensuale. C’è addirittura chi ha visto nel binomio chitarra-voce di Benson l’equivalente di ciò che furono la voce e il piano in Nat King Cole. Sicuramente Benson ha sfruttato le sue capacità vocali solo parecchi anni dopo aver intrapreso il mestiere di musicista, ma è proprio in questo periodo che l’artista raggiunge il massimo della popolarità. Dopo aver prestato il suo talento a musicisti jazz di fama come Miles Davis (si può ascoltare in “Miles in the sky” del 1968), Deodato, Jorge Dalto, Hank Crawford, Tony Bennet, Quincy Jones, Chet Atkins, Jack McDuff, Herbie Hancock, Roy Ayers (si tratta di una piccola parte della lunghissima lista di collaborazioni) e realizzato in proprio una serie di eccellenti album tra jazz e blues dal 1964 al 1975, grazie a un nuovo contratto firmato con la Warner Bros e la produzione di Tommy LiPuma, arriva la svolta che darà all’artista un enorme successo di pubblico e di vendite. Nel 1976 con “Breezin’” George Benson si piazza nelle zone alte delle chart di vendita, ottenendo un successo senza precedenti per un disco jazz, ma la critica più radicale e i puristi lo giudicano un venduto. E’ solo l’inizio di una nuova fase artistica che porterà il chitarrista a realizzare ancora numerosi album tra soul, jazz, funk e pop, alcuni di notevole successo come “Give me the night”, la mega produzione di Quincy Jones che farà vincere a Benson diversi Grammy Award. Sono gli anni in cui duetta anche con star soul come Aretha Franklin e Chaka Khan e il suo nome appare nei cartelloni dei più importanti jazz festival in tutto il mondo. A metà degli anni Novanta il suo vecchio producer Tommy LiPuma viene nominato presidente della GRP e Benson, dopo due decadi di gloriosi successi, lascia la Warner per la GRP: in verità, gli album incisi per la label fondata da Dave Grusin hanno ben poco dello smalto dei suoi dischi storici. L’ultimo lavoro, “Absolute Benson” prodotto – guarda caso – da LiPuma, recupera proprio il sound dei vecchi tempi offrendo finalmente un Benson nella sua forma migliore.
DISCOGRAFIA ESSENZIALE
THE NEW BOSS GUITAR – 1964, Original Jazz
BLUE BENSON – 1967, Polydor
SHAPE OF THINGS TO COME – 1968, A&M
BEYOND BLUE HORIZON – 1971, CTI
WHITE RABBIT – 1971, Columbia
BODY TALK – 1973, Columbia
BREEZIN’ – 1976, Warner Bros
LIVING INSIDE YOUR LOVE – 1977, Warner Bros
WEEKEND IN L.A. – 1977, Warner Bros
GIVE ME THE NIGHT – 1980, Warner Bros
GEORGE BENSON COLLECTION – 1981, Warner Bros (antologia con inediti)
20/20 – 1984, Warner Bros
COLLABORATION – 1987, Warner Bros (in coppia con Earl Klugh)
TENEDERLY – 1989, Warner Bros
BIG BOSS BAND – 1990, Warner Bros
THAT’S RIGHT – 1996, GRP
GEORGE BENSON ON TALKIN’ VERVE – 1997, Verve
STANDING TOGHETER – 1998, GRP
ABSOLUTE BENSON – 2000, GRP (08 Giu 2000)
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