Ha sempre amato il rock, da quello statunitense della seconda metà degli anni ‘80 (Mr. Big, Ratt, Queensryche) all’ondata alternative capitanata da Pearl Jam e Nirvana.
Paolo Martella (Milano, 2 ottobre 1966) ha iniziato a suonare la batteria che era ancora a scuola (in terza media), e ha passato gli anni del liceo prestando la sua opera dietro i tamburi a diversi gruppi di ambito studentesco: «Gli ultimi con cui ho suonato si chiamavano Drama, erano un incrocio tra un gruppo rock ’n’.... Leggi ancora
Ha sempre amato il rock, da quello statunitense della seconda metà degli anni ‘80 (Mr. Big, Ratt, Queensryche) all’ondata alternative capitanata da Pearl Jam e Nirvana.
Paolo Martella (Milano, 2 ottobre 1966) ha iniziato a suonare la batteria che era ancora a scuola (in terza media), e ha passato gli anni del liceo prestando la sua opera dietro i tamburi a diversi gruppi di ambito studentesco: «Gli ultimi con cui ho suonato si chiamavano Drama, erano un incrocio tra un gruppo rock ’n’ roll e qualcosa di più duro. Insomma, cercavamo di fare del nostro meglio». Ammirava anche altri gruppi in azione nella sua città: «A quei tempi andavano forte i Royal Air Force, un gruppo metal capace di fare del grande rock ’n’ roll. Mi piaceva la loro attitudine a giocare alle rockstar: belli da vedere e bravissimi sul palco. Ho sempre preferito i gruppi capaci di presentarsi al pubblico con un po’ di ironia a quelli seri, che non ridono mai, e sono convinti di dispensare al mondo le loro verità». Iscritto al dams di Bologna, Paolo ha pensato che era giunto il momento per provare a vivere lontano da casa e con una serie di amici, in cerca di fortuna nel mondo della musica, si è trasferito a Los Angeles, abbandonata quasi subito per San Francisco, città nella quale è rimasto a vivere per quasi un anno: «Ero partito per prendermi una vacanza dalla musica, al punto tale che a San Francisco ho frequentato un corso di inglese e ho lavorato in diversi bar per mantenermi, ma non ho mai suonato. Eppure quel soggiorno è servito proprio a chiarirmi le idee su cosa volevo dalla musica, e su quanto mi interessasse in realtà scrivere canzoni e suonare. Ho visto molti concerti, soprattutto di musicisti sconosciuti, di quelli che suonavano nei bar, e ho scoperto con quanto rispetto venivano considerati in quei posti. E’ stata un’esperienza importantissima». Tornato in Italia, Paolo ha trovato lavoro agli studi Malibu, dove poco tempo dopo si è formato, quasi per gioco, il nucleo del Quartiere Latino: «Dopo qualche prova era venuto a trovarci Candelo Cabezas, il nostro futuro produttore, e ci aveva detto di essere molto interessato alla nostra musica. Da lì sono arrivati il contratto discografico e due album». Dopo la sua dipartita dal Quartiere Latino, avvenuta nel ‘95, Paolo Martella ha iniziato a lavorare al suo debutto come solista. Uscito nell’ottobre del ‘97 per la Epic Sony Music e prodotto da Michele Violante, “Dove mi hai portato?” è stato seguito da una lunga stagione di concerti (oltre 90!) che hanno permesso a Paolo Martella di ottenere ottimi riscontri e togliersi diverse soddisfazioni, tra cui partecipare al Monza Rock Festival, al Beach Bum di Jesolo e suonare in altri posti “storici”: «Ricordo in particolare un concerto al Leoncavallo, posto dove mi avevano invitato a suonare per la prima volta proprio dopo l’uscita del mio album solista. E’ stato splendido: il Leoncavallo è il posto in cui ho assistito ai miei primi concerti - sono nato e abito tuttora proprio davanti alla sua vecchia sede - e quindi salire su quel palco era la realizzazione di un sogno». Dopo la chiusura del tour di “Dove mi hai portato?”, Paolo ha iniziato a lavorare alla composizione delle canzoni per il nuovo album prodotto ancora da Michele Violante in uscita il 28 gennaio 2000.
L’album, intitolato “PIU’SIMILE A ME”, si compone di 11 nuove canzoni (più una ghost track) tra cui un duetto con Andrea Scaglia (Ritmo Tribale) in “Al di là” ed è stato anticipato dall’uscita del singolo “Parlo di te”.