Richard Fearless, ovvero la mente di Death In Vegas, già ai tempi di “Athletico compilation” (una raccolta curata da Acid Jazz più di quattro anni fa che era anticipazione del fenomeno “big beats”), con il bellissimo remix di “Paraffin” (di Ruby) e “The Opium shuffle”, aveva dimostrato di essere personaggio da tenere d’occhio. La conferma delle sue capacità artistiche è arrivò chiaramente due anni dopo, con l’album d’esordio di Death In Vegas, “Dead Elvis”, pensato.... Leggi ancora
Richard Fearless, ovvero la mente di Death In Vegas, già ai tempi di “Athletico compilation” (una raccolta curata da Acid Jazz più di quattro anni fa che era anticipazione del fenomeno “big beats”), con il bellissimo remix di “Paraffin” (di Ruby) e “The Opium shuffle”, aveva dimostrato di essere personaggio da tenere d’occhio. La conferma delle sue capacità artistiche è arrivò chiaramente due anni dopo, con l’album d’esordio di Death In Vegas, “Dead Elvis”, pensato insieme a Steve Hellien (ex label boss di etichette specializzate in hardcore techno). “Ci sono voluti tre anni per completare l’album”, diceva Steve. Il risultato però è più che soddisfacente. Dub, reggae, vibrazioni rock, trance, techno, acid e, naturalmente, big beats. Il tutto è legato insieme da un filo conduttore che, secondo Richard Fearless è basilare per fare la differenza: le emozioni. Ascoltare l’ipnotico incedere di “Rocco” per credere. Da allora di strada Death In Vegas ne hanno fatta parecchia. “Dirt”, uno dei singoli del loro primo album, è stato inserito nella colonna sonora di “Very Bad Things” ed è stato usato, in Inghilterra, per gli spot pubblicitari di Budweiser e Guiness. Richard Fearless, la mente di Death In Vegas, è il DJ resident di uno dei club più importanti di Londra (Heavenly Sunday Social, il locale che ha scoperto i Chemical Brothers). Insieme a Steve Hellien, in contemporanea alla realizzazione del nuovo album, “The contino sessions” hanno realizzato una mostra (i due si sono conosciuti a una scuola d’arte di Londra e curano personalmente le copertine dei loro dischi) fatta di installazioni e “prove tecniche” mai usate per le copertine dei loro album. Una mostra che girerà per il mondo insieme al loro tour. Il primo singolo tratto da “The contino sessions” è stato realizzato in collaborazione con Dot Allison.
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