Johnny Winter

Johnny Winter

La chitarra più hard rock nella storia del blues è quella del cowboy albino. C'è un paradosso riguardo alla carriera di Johnny Winter. Le sue incisioni più significative sono infatti quelle che compaiono negli album in cui sono raccolte rarità, session di studio, demo tapes e brani quasi introvabili dei primissimi anni della sua attività, allorché il chitarrista albino viaggia più o meno sulla stessa lunghezza d'onda di un altro axeman seminale e rivol.... Leggi ancora

La chitarra più hard rock nella storia del blues è quella del cowboy albino. C'è un paradosso riguardo alla carriera di Johnny Winter. Le sue incisioni più significative sono infatti quelle che compaiono negli album in cui sono raccolte rarità, session di studio, demo tapes e brani quasi introvabili dei primissimi anni della sua attività, allorché il chitarrista albino viaggia più o meno sulla stessa lunghezza d'onda di un altro axeman seminale e rivoluzionario, Link Wrai. In quegli anni lo stile di Winter è davvero innovativo, perché introduce in un genere 'ingessato' come il blues un tiro garage da manuale, mescolato con il background del boogie'n'roll texano. Quando invece, risolti alcuni problemi legati all'abuso di droghe, Winter conoscerà la fama grazie alla sua produzione ufficiale, il suo suono, pur rimanendo funambolico, è certamente più mainstream, depotenziato delle soluzioni più incendiarie. Considerato oggi dunque un guitar hero, Johnny è in realtà un punkettone prima del tempo, il vero prime mover di una maniera anarchica e irriguardosa della tradizione di suonare il blues. Nato nel 1944 in Texas, Johnny Winter spende la sua gioventù tra trivelle di petrolio e ranch. L'unico punto di fuga sono le trasmissioni radiofoniche di J.P. Richardson, il più celebre deejay locale, che spinge sull'acceleratore per la diffusione del rock'n'roll. Nel 1958 Johnny e il fratello Edgar mettono su la prima band, Johnny And The Jammers. Appassionato di un suono sporcato dal blues, Winter presto finisce per sconfinare nella musica nera. In quegli anni le tensioni razziali in Texas sono ben oltre il livello di guardia. A Beaumont, la città in cui cresce, è per molto tempo in vigore la legge marziale, con 2.000 Texas Rangers che proteggono la comunità bianca. Nel 1962 Johnny e Edgar vanno assieme a sentire BB King. Sono gli unici bianchi nell'audience, per di più albini. Johnny chiede al grande musicista di farlo salire sul palco, ma niente. Alla fine però, in seguito all'insistenza del pubblico, lo stesso BB King presta la sua chitarra a Winter, che ottiene una vera e propria standing ovation. Ma uscire dai confini di Beaumont e del Texas non esce così facile: Johnny diviene una sorta di local hero, esibendosi con band come Kroc, Frolic, Diamond, Goldband, Jin e Todd. Quando riesce a suonare in maniera più sistematica in tutti gli stati del Sud dell'Unione, la sua fama cresce immediatamente. Si trasferisce e Houston, dove viene raggiunto dalla notizia che l'autorevole magazine Rolling Stone lo definisce il più grande talento musicale del Texas dopo Janis Joplin. È in quel periodo che esce "The Progressive Blue Experiment" (1968), disco realizzato dal trio composto assieme al bassista Tommy Shannon e al batterista John Turner. Nel 1968 arriva finalmente il contratto discografico con la Columbia. Inizia così una formidabile sequenza di album di hard blues, con la pubblicazione di "Johnny Winter" (1970). Il disco spazza via in un sol colpo la moda del poppy blues e segna un ritorno al suono di Chicago di Howlin' Wolf. Ma la velocità è almeno tripla. La registrazione avviene a New York: difficile immaginare un personaggio più fuori posto nel Village di quei giorni dell'allampanato bluesman texano. Johnny paga definitivamente il suo debito a BB King con il travolgente lento "Be Careful With A Fool", mentre una sorta di elettroshock è il brano conclusivo, "Two Steps from The Blues", in cui un riffone intriso di soul e mandato in loop cavalca l'imprevista voce da crooner di Winter, perfettamente a suo agio nella rilettura di questa oscura pagina cavata dal repertorio di Bobby Bland. Ma il disco è anche la prima occasione di assaggiare la via al country di Winter, grazie alla slide guitar torrida di "Dallas". Gli album successivi vedono però l'eclissarsi dello spirito più anarcoide di Johnny, a partire da "Second Winter" (1970), e sino a "Saint And Sinners" (1974). Disintossicatosi dalle droghe, l'axeman capisce in fretta che è meglio sposare un suono più hard e pacchiano, associato anche a un'immagine curiosa di hippy fuori tempo massimo. Diviene così una delle fonti d'ispirazione maggiori dei chitarristi heavy metal grazie alla sua velocità. Ma per sentirlo di nuovo realizzare un album intriso del sentimento del Sud bisognerà aspettare il 1977, allorché incide "Nothin' But The Blues", album per cui convoca la band di Muddy Waters, con James Cotton all'armonica e Pinetop Perkins al piano. I brani sono tutti originali, tranne una cover di Waters stesso, che compare anche in una traccia. Si tratta di un grandioso omaggio al suono della Chicago anni Cinquanta, con Muddy impegnato per lo più a suonare su di una corda singola, con la tecnica cioè tipica degli axeman dell'Illinois. L'ultimo lavoro di grande interesse arriva nel 1984, con "Guitar Slinger", che lo vede puntare come mai in precedenza su di un suono soul-oriented, più attento cioè alla fattura melodica delle canzoni che alle parti di chitarra. Paradossalmente, invecchiando Johnny diventa meno manierista, anche grazie alla collaborazione di artisti open minded come Dr John, con cui lavora a "3rd Degree" (1986). Anche negli anni Novanta, con "Let Me In" (1991) resta su livelli molto alti, continuando peraltro un'incessante attività live. Nel 2004 il suo album "I'm A Bluesman", prodotto meravigliosamente da Dick Surman, riceve la nomination al Grammy, anche grazie all'apporto di uno stuolo di ospiti, a partire da Robert Cray e Albert Collins, per arrivare alla country star Susan Tedeschi. A conferma che la leggenda dell'axeman albino, unico bluesman amato egualmente dai rocker bianchi e dai soulster di colore, è ancora lungi dallo spegnersi.

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