Professor Green
Ci sono quelli che fanno rap, altri che fanno del buon rap, e poi ci sono quelli che oltrepassano i confini della cultura hip-hop e diventano pop act credibili, successi commerciali e di tendenza - Kanye, Jay-Z o Eminem per citarne alcuni.
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Ci sono quelli che fanno rap, altri che fanno del buon rap, e poi ci sono quelli che oltrepassano i confini della cultura hip-hop e diventano pop act credibili, successi commerciali e di tendenza - Kanye, Jay-Z o Eminem per citarne alcuni.
Non è corretto paragonare Professor Green a nessuno degli artisti sopra menzionati: profondamente british, peculiare e inimitabile, probabilmente è Lily Allen il suo corrispettivo più calzante.
Con i suoi testi sporchi di ironici riferimenti pop, un senso dell’umorismo tagliente e un’onestà che raramente si trova nella musica rap di oggi, Professor Green è uno dei più interessanti artisti emergenti del 2010.
Con le classifiche inglesi sempre più affollate di MC, ora più che mai la scena pop è pronta per accogliere un artista che fa qualcosa in più oltre a del buon rap. È una fortuna che Professor Green sia davvero unico e genuino.
Divertente, schietto e pieno di storie da raccontare, è un rapper dalla personalità strabordante, tanto seducente quanto onesto, coinvolgente e diretto.
Considerando i numerosi tatuaggi sulle braccia, sul busto e sul collo, nonchè la lunga cicatrice che lo attraversa, non è difficile capire perchè dall’alto del suo metro e 90 svetta rispetto agli artisti del ‘Braaap Pack’.
“Sono bianco, sono di Hackney e presto ancora più ricoperto di tatuaggi. Se Vanilla Ice non fosse stato Vanilla Ice, avrei potuto esserlo io.” Sorride.
Scherza ovviamente, ma il suo approccio non sorprende vista la quantità di spirito e autoironia ereditate dalla scena MC di East London.
“I Need You Tonight”, che contiene un sample degli Inxs, a febbraio è stato Zane’s Hottest Record In The World; a maggio segue “Just Be Good To Me”, singolo che contiene un featuring con Lily Allen e il sample di S.O.S., già presentata live di fronte a migliaia di presone in tutto il mondo.
“Stavamo chattando su Facebook e ho menzionato la canzone.” Ricorda Green. “È saltato fuori come fosse una delle sue preferite e mi ha chiesto perchè non le lasciassi cantare il chorus. Le ho risposto ‘Bè, se ne hai voglia...”.
Oltre ad apparire nel singolo, Lily Allen ha portato Professor Green con sè in tour in Uk, Europa e Australia, e l’ha voluto sul palco per cantare insieme “Just Be Good To Me”.
“Apprezzo molto quello che ha fatto,” dice Green. “Mi ha davvero aiutato a trasformare un anno non molto positivo in un successo. È molto corretta e focalizzata, ha sempre il controllo della situazione e difende le sue opinioni. Andare in tour con lei è stato grandioso” dice il fan di Jay-Z, Lamb e Portishead, prima di menzionare quel viaggio in yacht con i Muse come uno degli highlight di questa esperienza.
Le sue rime cariche di melodia e la sua presenza fisica non sono le uniche cose che rendono Green un personaggio unico.
Ne ha fatta di strada Professor Green in soli 26 anni: dalle vittorie nelle gare di rap, al contratto con Mike Skinner degli Streets; dalla coltellata che gli ha lasciato una brutta cicatrice sul collo, alla collaborazione con Lily Allen solo due mesi dopo. La vita del rapper, nato Stephen Paul Manderson ad Hackney, Londra, nel 1983, ha vestito mille colori.
Poco dopo la sua nascita, la madre sedicenne e il padre diciottenne si lasciano.
Allevato dalla nonna a Upper Clapton Road, il pre-adolescente Stephen entra in contatto con l’aspra realtà della strada in tenera età. “Non mi annoiavo mai; conoscevo tutti i poliziotti per nome,” scherza sulla sua infanzia turbolenta.
Green, un ragazzino sveglio, viene presto contattato dal prestigioso istituto di St. Paul’s, ma preferisce seguire i suoi amici alla scuola omnicomprensiva di Tottenham e rifiuta l’offerta.
Sebbene molto dotato accademicamente, sembra incapace di tenersi alla larga dai problemi, cambiando un paio di scuole e frequentando “un po’ a mezzo servizio”, prima di abbandonare definitivamente gli studi.
“Ero portato e avevo il potenziale per riuscire davvero bene, ma la scuola non mi interessava. Mi annoiavo molto,” ammette. “Molto aveva a che fare con mio padre. Lo ammiravo ma lui continuava a entrare e uscire dalla mia vita; ero un ragazzino sensibile e ne soffrivo. Invece di avere un punto di riferimento in casa, qualcuno che mi trascinasse a scuola, ho potuto fare come mi pareva.” Per sei anni non vede suo padre, che nel 2007 muore improvvisamente. “Sarebbe stato meglio se avessimo avuto la possibilità di parlare, ma ormai ho fatto pace con lui”.
Per un adolescente di East London, privo una figura paterna, è facile cacciarsi in ogni genere di guaio. Come produrre soldi falsi, mentre lavora come disegnatore e stampatore.
Un giorno in pausa pranzo trova il volantino di una freestyle battle night chiamata Lyric Pad, che si tiene all’ Oh! Bar di Camden. Nonostante la sua esperienza di rapper si limiti a qualche scherzo tra amici, partecipa alla gara che consiste nella sfida tra due MC che si affrontano improvvisando rime sul momento.
“Non avevo alcuna esperienza, ma quella sera sono andato lì e ho vinto,” minimizza. Il mese dopo vince di nuovo e viene notato dallo scout della celebre serata londinese The Jump Off. Diventa protagonista anche lì, vince tutte le settimane e diventa l’unico MC a vincere sette serate di fila, non una ma due volte. Con le sue risposte pronte, le sue brillanti metafore e l’immediatezza delle sue battute, Green non conquista solo pubblico e giuria, ma anche Mike Skinner. La stella dei The Streets vede Green sul palco della B-Boy Championships di Brixton e lo invita in tour. Gli fornisce l’imput che diventerà “Stereotypical Man”, una canzone che diventerà un grande successo della scena underground inglese, con varie settimane di permanenza nella classifica Channel U. La sua prima pubblicazione, “Lecture No.”1, che contiene un’altra hit underground, “Upper Clapton Dance”, assicura a Professor Green un posto fisso nel panorama hip-hop inglese.
Green vince il Jump Off Prize, per cui dovrebbe esibirsi al Fight Klub, un contest internazionale che si tiene alle Bahamas. Sfortunatamente una perquisizione in casa sua porta ad un arresto. Qualche giorno prima della sua partenza per le Bahamas, però, Professor Green viene sollevato da tutte le accuse e nei suoi confronti viene dichiarato un non luogo a procedere. È questo il momento in cui realizza che la sua vita è cambiata: “Avrei potuto perdere tutto, ma non è successo. In quel momento un capitolo della mia vita si è chiuso per sempre.”
Al contest si posiziona secondo, torna a Londra e ben presto ha un altro motivo per festeggiare: l’etichetta di Mike Skinner, The Beats, gli offre un contratto e gli organizza un’apparizione al “In New DJs We Trust” su Radio 1. Sebbene l’etichetta venga chiusa nel 2007, prima che Green abbia la possibilità di realizzare il suo disco, lui e Mike Skinner restano amici e insieme producono “Crying Game” per il nuovo album.
“Ho fatto fatica a gestire i momenti difficili, all’inizio. Ma presto si sono rivelati una benedizione sotto mentite spoglie” ragiona. “Ho affinato le mie capacità e sono molto più pronto come artista adesso”.
Nel 2008 Professor Green registra “The Green EP” e comincia a pianificare il suo ritorno alla musica, anche se questo vuol dire farlo da indipendente.
Prima di aver davvero la possibilità di promuovere il suo EP, nel mese di maggio 2009 rimane coinvolto suo malgrado in una rissa in un nightclub londinese. Per ragioni legali non può ancora parlare della selvaggia aggressione, in cui viene ferito al collo con una bottiglia rotta. Tamponando la ferita e continuando a respingere gli attacchi del suo aggressore che non desiste, Green in qualche modo guadagna l’uscita mentre i presenti lo riprendono con le telecamere dei loro cellulari. Temendo il peggio, respira a fondo e cerca di mantenere la calma mentre qualcuno chiama l’ambulanza. “Ho telefonato a mia nonna e a mia mamma e ho detto loro cos’era successo. Cercavo di rilassarmi ma davvero pensavo che fosse finita.”
Green sopravvive: per un incredibile colpo di fortuna il taglio manca la carotide per un paio di millimetri. Forse non è una coincidenza se Green viene ferito proprio sopra un tatuaggio che recita ‘Lucky’, fortunato.
Green si prende del tempo per riorganizzare la sua vita. Ammette che la disavventura l’ha cambiato: “Faccio più fatica a mantenermi tanquillo quando esco adesso, sono molto più consapevole dei rischi”.
È determinato a leggere gli eventi sotto una luce positiva. “Quando succede qualcosa di brutto puoi focalizzare sugli aspetti positivi o su quelli negativi. Puoi scegliere se lasciarti abbattere o diventare una persona più forte”.
Green si ributta nel lavoro e registra un sacco di canzoni, incluse “I Need You Tonight” e “Just Be Good To Green”. Più o meno contemporaneamente all’offerta di collaborazione da parte di Lily Allen, Green firma il suo primo contratto con una major e grazie alla Virgin ha l’opprtunità di concludere il suo album di debutto, “Alive 'Till I’m Dead”.
“Mi piace tirar fuori la luce dal buio, non importa quanto scuro sia, contiene sempre un po’ di humor. Penso sia una peculiarità inglese – prosegue Green - sebbene abbia imparato da Biggie Smalls (Notorious B.I.G.). Lui ha scritto alcuni dei pezzi rap più dark, ma contenevano sempre qualche messaggio positivo”.
Produzioni e collaborazioni arrivano da numerosi artisti, inclusi Mike Skinner, Lily Allen, Labyrinth, Naughty Boy, Thunder Catz e il collaboratore di sempre Cores. “Hypochondriac” scherza sulla sua ossessiva tendenza a farsi visitare dai dottori, “Where Do We Go” svela un lato vulnerabile di Professor Green, mentre i bassi distorti, i synth bruciati e le chitarre sporche di “Oh My God” sembrano scritti apposta per una performance da festival.
“Non ho mai pensato ‘Devo scrivere un singolo per la radio’ - ci tiene a precisare - “C’è una bella differenza tra il pop e la melassa; gli anni del pop sdolcinato sono finiti. Penso che la gente voglia più sostanza, vogliono ascoltare qualcosa in cui si riconoscano”.
La strada è stata davvero lunga e accidentata, ma finalmente sembra che la vita stia risarcendo Green dei torti subiti, e il suo attesissimo album è pronto per la release in autunno. “Davvero non vedo l’ora che esca, ci è voluto molto, molto tempo. Il mio album ha tante facce, come me, e spero che alla gente piaccia. In questo gioco devi essere totalmente devoto. Non puoi avere un piede dentro e un piede fuori,” dichiara. “Ho accantonato tutte le distrazioni, il mio obiettivo adesso, e finalmente, è solo la musica.”


