Ma quando l’abbiamo svelato a Satch, lui stesso non riusciva a crederci. “Wow” esclama meravigliato “Non ne avevo idea.” Corre a collegarsi al suo sito, satriani.com. “Accidenti! Avete proprio ragione!”
Naturalmente questo dimostra soltanto che Satriani non è il tipo che si guarda indietro, specialmente in un momento in cui tutti i suoi pensieri sono rivolti a Super Colossal.
Chi può biasimarlo? Super Colossal, il suo nuovissimo lavoro su etichetta Epic, riesce a disti.... Leggi ancora
Ma quando l’abbiamo svelato a Satch, lui stesso non riusciva a crederci. “Wow” esclama meravigliato “Non ne avevo idea.” Corre a collegarsi al suo sito, satriani.com. “Accidenti! Avete proprio ragione!”
Naturalmente questo dimostra soltanto che Satriani non è il tipo che si guarda indietro, specialmente in un momento in cui tutti i suoi pensieri sono rivolti a Super Colossal.
Chi può biasimarlo? Super Colossal, il suo nuovissimo lavoro su etichetta Epic, riesce a distinguersi per forza ed originalità persino in un catalogo che trabocca di storici virtuosi delle sei corde. Ogni profondo conoscitore della tecnica della chitarra, come pure ogni semplice appassionato dei groove energici, concorderebbe nell’affermare che questo CD è assolutamente all’altezza del nome che porta.
In effetti, sebbene Satriani possa vantare una carriera da sogno che gli ha consentito di affermarsi come l’insegnante più ricercato dai più noti chitarristi e di conquistare un pubblico vastissimo a livello mondiale con i suoi 11 milioni di dischi venduti (di cui 2 dischi di platino e 4 dischi d’oro), 13 nomination ai Grammy, 3 DVD di platino, gli storici G3, oltre a vari tour e collaborazioni con leggende del panorama musicale (Mick Jagger, Deep Purple, Spinal Tap), Super Colossal può considerarsi un’impresa senza precedenti.
Perchè? Senz’altro perchè comunica qualcosa di più della semplice maestria tecnica.
È infatti un progetto che ci fa vivere intensamente la magia della musica.
Più precisamente ci aiuta a scoprire quel magico punto di incontro in cui l’ampia gestualità e la cura meticolosa dei dettagli si completano ed impreziosiscono a vicenda.
Ciò è percepibile nell’energico battito del brano che dà il titolo all’album, nell’intricata tessitura del suo tema principale; nell’intensità spirituale di “A Love Eternal”, nella roca euforia di “Crowd Chant” e nella trama minacciosa di “One Robot’s Dream.”
E lo percepisci principalmente perchè Satriani cerca di scavare a fondo fino a scovare la nota giusta e farle prendere il volo, più interessato ad emozionare i cuori che ad agitare le menti.
E’ quindi il caso di dire che Super Colossal rappresenta il progetto che in qualche modo completa la sua lunga e progressiva trasformazione da stupefacente musicista ad artista pienamente realizzato. In effetti, sebbene Satriani possa vantare una carriera da sogno che gli ha consentito di affermarsi come l’insegnante più ricercato dai più noti chitarristi e di conquistare un pubblico vastissimo a livello mondiale con i suoi 11 milioni di dischi venduti (di cui 2 dischi di platino e 4 dischi d’oro), 13 nomination ai Grammy, 3 DVD di platino, gli storici G3, oltre a vari tour e collaborazioni con leggende del panorama musicale (Mick Jagger, Deep Purple, Spinal Tap), Super Colossal può considerarsi un’impresa senza precedenti.
“Chi mi ha seguito dagli esordi ha capito che non potevo essere facilmente etichettato” spiega Satriani. “Non sono mai stato semplicemente un musicista di metal o di fusion o di rock puro, anche se questi sono tutti elementi che fanno indelebilmente parte della mia personalità. Ora credo di essere in grado di andare oltre, di scandagliare più a fondo quei meandri, specialmente in Super Colossal. Credo che questo album contenga una varietà di suoni più ampia rispetto a qualsiasi altro disco precedente”.
Il titolo rispecchia l’ambizione e la lungimiranza che hanno guidato Satriani in questo progetto fin dalla sua nascita concettuale. Nella primavera del 2005 l’artista è impegnato nel tour del precedente album, Is There Love in Space?, una mastodontica maratona che l’ha portato ad esibirsi in 115 concerti in 25 paesi nel giro di 14 mesi. Il programma prevedeva il rientro a San Francisco, dopo l’ultimo concerto in India, l’ultimazione di alcuni progetti – il DVD dei G3 Live in Tokyo, le musiche per un videogioco NASCAR – per poi iniziare l’incisione di un CD dal vivo.
Sarà forse stata l’adrenalina accumulata nel corso del tour, ma la prima volta che si è concesso una breve vacanza un quadro completamente differente ha cominciato a prendere forma. “Mi sono improvvisamente reso conto che in quel momento non volevo un album live” spiega Satriani. “A dire il vero ero completamente contrario a quell’idea. Volevo solo restare nel mio piccolo rifugio – lo studio allestito in casa – per mettere insieme un disco intenso ed energico, uno di quegli album altisonante in superficie ma anche denso di dettagli nascosti, che vengono alla luce mentre ascolti il disco per la decima volta”.
Con questo intento Satriani ha passato al setaccio più di 30 delle sue più recenti canzoni. Mentre le selezionava si è allontanato ulteriormente dall’idea dell’album dal vivo, al punto di decidere di fare il nuovo disco da solo, con l’unico ausilio delle tracce alla batteria. “Non riuscivo a separarmi da nessuna di esse” ammette.
È così iniziato il duro lavoro, scandito da sessioni di registrazione che lo impegnavano la mattina presto e la sera tardi nell’accogliente struttura allestita di fianco alla cameretta del figlio. Plasmando ogni sonorità con cura estrema per mezzo di attrezzatura sia familiari che nuove, Satriani si è dedicato alle sue canzoni cominciando con una traccia guida da lui stesa alla batteria elettronica. Seguivano poi le tastiere e la chitarra, per chiudere con l’aggiunta del basso. Questo lavoro solitario lo faceva sentire a suo agio.
“Quando sei un multi-strumentista che cerca di unire i diversi elementi di un brano hai molto tempo per riflettere”, ammette. “Dopo qualche mese cominci a morire dalla voglia di portare la tua musica davanti al pubblico e lasciarti andare. Ma l’occasione per dare originalità ed intensità si presenta solo quando registri questi brani per la prima volta. Ed in questo processo impari davvero molto. Ne sei completamente succube, tanto da svegliarti in piena notte a pensarci. Ti preoccupi e ti interroghi all’esasperazione su ogni dettaglio, ma dopo sei mesi questa sensazione si attenua e tu sei semplicemente innamorato di quello che hai fatto”.
Questa attenzione per i dettagli è l’anima di Super Colossal. Stimolato dalle sonorità che andava scoprendo grazie all’azione congiunta degli strumenti, amplificatore, speaker, simulatori e processori, Satriani ha imparato ad esprimersi attraverso note molto prolungate, perfettamente selezionate ed accarezzate, ma anche in occasionali corse alla cieca. “E’ stata per me un’avventura suonare un brano come ‘Ten Words,’ ci racconta, “Imparare come contenere la mia esuberanza. Non si tratta semplicemente di dimostrare di saper suonare. E’ difficile comporre un brano strumentale che riesca davvero ad esprimere qualcosa, che non sia semplicemente musica da sottofondo o una superficiale melodia da ‘alzati e balla’. Non c’è niente di sbagliato in queste due forme di musica; è solo che non mi interessa suonare quel genere. Cerco di andare più a fondo”.
“Inoltre, dopo aver fatto dischi per 20 anni, visto che me lo avete ricordato” aggiunge ironicamente, “mi darebbe fastidio se qualcuno mi dicesse, ‘Ma tu sai suonare un po’ di tutto’. È importante cercare di migliorarsi costantemente ed imparare a far parlare la musica; per molti questo non significa comunicare attraverso la chitarra, ma utilizzarla come uno strumento per dimostrare i propri virtuosismi alle corde, ciò che per me conta ormai sempre di meno”.
Terminate le registrazioni i brani sono stati inviati in postproduzione per gli overdub dal vivo della batteria: “A Cool New Way”, “One Robot’s Dream”, “The Meaning of Love” e “Made of Tears” sono stati affidati a Simon Phillips a L.A.; i restanti brani sono stati curati dal collaboratore di lunga data Jeff Campitelli a Vancover presso l’Armoury, uno studio che il coproduttore Mike Fraser (AC/DC) aveva caldamente raccomandato. L’acustica della sala principale rispecchiava perfettamente ciò che Satriani desiderava per la ritmica: un’energica risonanza che si unisse alla forza degli arrangiamenti più aggressivi, ed un sospiro intenso per i momenti più melodici.
“Volevo un risultato complesso e coinvolgente che comunque non rivelasse mai la tecnologia che lo supporta,” spiega il chitarrista. “Alla fine sono riuscito ad estrapolare dalla mia chitarra le migliori sonorità che abbia mai inciso su un disco. Il sound di questo album, l’incredibile versatilità che in qualche modo si intreccia a perfezione nella complessa trama di Super Colossal, lo rende per me un progetto molto speciale.
“E pensare che non sapevo neppure di celebrare 20 anni di carriera...”
www.satriani.com
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