Ben Harper nasce a Claremont, in California, nel 1969. Grazie soprattutto ai nonni, che gestiscono alcuni negozi di strumenti musicali, l’artista si avvicina alla musica (sia come 'fruitore' che come compositore/esecutore) ancora giovanissimo, mostrando da subito uno spiccato interesse per la chitarra. E’ in particolar modo la Weissenborn, slide-guitar caratteristica degli anni ’30, a catturare da subito la sua attenzione e ad assorbire l’indirizzo dei suoi studi in ambito strumentale. A.... Leggi ancora
Ben Harper nasce a Claremont, in California, nel 1969. Grazie soprattutto ai nonni, che gestiscono alcuni negozi di strumenti musicali, l’artista si avvicina alla musica (sia come 'fruitore' che come compositore/esecutore) ancora giovanissimo, mostrando da subito uno spiccato interesse per la chitarra. E’ in particolar modo la Weissenborn, slide-guitar caratteristica degli anni ’30, a catturare da subito la sua attenzione e ad assorbire l’indirizzo dei suoi studi in ambito strumentale. Attraverso la Weissenbron, Harper riesce infatti a riflettere al meglio le proprie influenze e le proprie sonorità di riferimento, che spaziano dal blues ‘old style’ di Robert Johnson fino ad arrivare a comprendere specialmente il genio compositivo, l’energia e il feeling di artisti quali Jimi Hendrix e Bob Marley. Dopo un periodo passato ad esibirsi sulla scena blues di Chicago, l’eclettico folk singer afro americano viene scoperto da Taj Mahal e pubblica per la Virgin l’album d’esordio: “Welcome To The Cruel World”. Il disco, che esce nel 1993 riscuotendo da subito larghi consensi soprattutto in Europa, rappresenta un’opera in cui vengono fusi in modo eccellente e originale stili diversi come blues, soul, rock, funk, e country. Il secondo lavoro di Harper, “Flight For Your Mind” del 1995, risulta essere più eclettico ma forse meno ‘immediato’ del suo predecessore (non mancano tuttavia perle oggettivamente riconosciute in quanto tali, come i brani “Gold To Me”, “Power On The Gospel”, il duetto chitarra-organo di “By My Side” e ancora gli 11 minuti dell’hendrixiana “God Fearing Man”). Sicuramente più incisivo risulta essere il terzo disco, “The Will To Live” (1997), che soprattutto attraverso gemme di indiscusso rilievo come la ballata grunge “Faded”, lo shuffle “Homeless Child” e l’inno gospel “I Want To Be Ready”, restituiscono al pubblico il carisma del Ben Harper degli esordi, elevando in pratica l’autore alla figura di ‘poeta’ –che declama l’intima essenza del blues- e di ‘musicista’ –che vive e suona il blues. L’estro creativo del chitarrista californiano viene confermato dall’album successivo, “Burn To Shine” (1999), disco certamente più intimista e più eterogeneo –dal punto di vista del materiale sonoro utilizzato- dei lavori precedenti. A seguito della pubblicazione di “Burn To Shine” Harper si cimenta in un lungo tour negli Stati Uniti, dov’è ancora poco conosciuto. A testimonianza di questa esperienza esce, nel 2001, il doppio “Live From Mars”, diviso in un disco acustico e uno elettrico. Il cantautore torna in studio nel 2003, con la registrazione di “Diamonds On The Inside”, forse il prodotto più eclettico dell’artista, che con quest’opera spazia dal reggae al funk, dal rock al cantautorale, senza celare chiari riferimenti alla musica di Bob Marley, Bob Dylan e Lenny Kravitz.
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