Nata in Australia nel 1968, Kylie Minogue comincia la sua carriera alla tv australiana, dove interpreta anche una soap opera. Nel 1988, sulla scorta del successo del fortunato singolo "I should be so lucky", la cantante incide l’album Kylie, un discreto successo sia in patria che in Inghilterra, bissato a breve distanza da Enjoy Yourself (1989). Il genere è quello di un pop facile, da classifica, che si impone grazie anche all’avvenenza di Kylie (i giornalisti la intervistano volentieri e i.... Leggi ancora
Nata in Australia nel 1968, Kylie Minogue comincia la sua carriera alla tv australiana, dove interpreta anche una soap opera. Nel 1988, sulla scorta del successo del fortunato singolo "I should be so lucky", la cantante incide l’album Kylie, un discreto successo sia in patria che in Inghilterra, bissato a breve distanza da Enjoy Yourself (1989). Il genere è quello di un pop facile, da classifica, che si impone grazie anche all’avvenenza di Kylie (i giornalisti la intervistano volentieri e i giornali pubblicano volentieri le sue foto...). Nonostante il discreto rapporto con la hit-parade (in particolare quella inglese), già a partire da Rhythm of love (1990) una certa sensazione di routine comincia a insinuarsi nella sua produzione, e Let’s get to it (1991) conferma questa sensazione: Kylie Minogue ha solo 23 anni, ma nell’ambiente musicale si ha l’impressione che non possa realmente sorprendere. Il Greatest Hits del 1992 è l’occasione per fare il punto sulla prima fase della propria carriera e prendersi una pausa per vedere se è possibile fare qualcosa di diverso. L’occasione gliela offre Nick Cave, che le propone un duetto nel disco "Murder ballads" (nella canzone "Where the wild roses grow"). Il mondo del rock, che l’aveva piuttosto snobbata, scopre un "lato oscuro" di Kylie Minogue. Nel 1994, l’album intitolato con il suo nome e cognome è un ulteriore passo che la allontana dalla cantante plastificata degli esordi per definirne le potenzialità artistiche di interprete ed autrice di un pop brillante e non banale. Un nuovo Kylie Minogue, nel 1998, conferma le buone impressioni e le buone collaborazioni (Manic Street Preachers, Brothers in Rhythm, Grid, Olive): non più solo cantante ma anche autrice dei testi e di alcune delle musiche, Kylie Minogue propone un nuovo volto, molto più interessante. Nel 2000 segue LIGHT YEARS, un disco buono ma non di enorme impatto; diverso è il successo di FEVER, il cui singolo di lancio “Can’t get you out of my head” arriva al numero uno in Inghilterra. DISCOGRAFIA ESSENZIALE: Kylie – 1988, Emi Enjoy Yourself – 1989, Emi Rhythm Of Love – 1990, Emi Let's Get To It – 1991, Emi Kylie Minogue – 1994, Emi Kylie Minogue (Impossible Princess) – 1998, Emi Mixes – 1997, Emi Light Years – 2000, Emi Fever – 2001, Emi
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